Pubblicato: martedì 07 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Il centrosinistra salva Frattura e perde definitivamente la faccia. In Consiglio va in scena una ressa sgangherata

di PASQUALE DI BELLO

Una ressa sgangherata di consiglieri regionali salva Frattura dalla mozione di sfiducia presentata a suo carico dal Movimento 5 Stelle e sottoscritta dal centrodestra. La partita finisce 10 a 7 per Frattura con l’aggiunta di 4 astenuti. A respingere la mozione di sfiducia sono stati i consiglieri Ciocca, Cotugno, Di Nunzio, Di Pietro, Facciolla, Ioffredi, Lattanzio, Micone, Monaco e Parpiglia. A votare invcece il documento sono stati Cavaliere, Federico, Fusco, Iorio, Manzo,Scarabeo e Totaro. Quattro gli astenuti: lo stesso Frattura, Niro, Petraroia e, inspiegabilmente, il consigliere Sabusco che, dopo aver firmato la mozione di sfiducia, si è sfilato al momento del voto.

La giornata dedicata al “Caso Bari”, ovvero all’iniziativa del Presidente della regione che ha crecato di mandare in galera un magistrato e una giornalista, di far chiudere una televisione e di mettere in mezzo ad una strada decine di famiglie tra giornalisti, tecnici e amministrativi, si è svolta all’insegna del tartufismo e dell’arroganza. Sono queste le due caratteristiche che un centrosinistra giunto ormai all’estrema unzione ha opposto alle argomentazioni illustrate dai porponenti la sfiducia. Federico, Iorio e Fusco nei loro interventi hanno ribadito che Frattura ha perso completamente credibilità dopo che il Tribunale di Bari ha messo a nudo l’infondatezza delle accuse lanciate al magistrato Fabio Papa e alla giornalista Manuela Petescia. Mai il confronto tra parti era sceso così in basso. Frattura – ha detto Iorio – oltre ad accusare due innocenti ha cercato di eliminare una parte politica , il centrodestra, per via giudiziaria”. All’insegna della pagnotta intentinta al veleno gli interventi dei difensori di Frattura. Tra questi, particolarmente virulento quello della consigliera Lattanzio che ha parlato di “deriva totalitaria” confondendo, evidentemente, le parti. Se vi sono in questo tempo i tratti e le coppole del regime, stanno tutti a casa di questa maggioranza e di questo governo regionale col sorriso da esportazione e la dentiera alla Stephen King. Prima dell’intervento del gran capo, vanno segnalati quelli dei fedelissimi apache di Frattura. Salvatore Ciocca – a cui qualcuno dovrebbe regalare uno specchio – ha definito “ammuina” l’iniziativa di proporre la sfiducia. “Il bue parla dell’asino” ha detto riferito al centrodestra, dimostrando d’un solo colpo la stoffa da statista che lo contraddistingue. Gli ha fatto eco Domenico Ioffredi che ha chiosato, da vero padre costituente: “Perchè dovremmo pugnalare alle spalle il presidente?”, concludendo con un perentorio “Andiamo avanti” senza pensare alla buca che lo attende a marzo. Alle 13:20 è poi intervenuto Domenico Di Nunzio che ha esordito con un “Sarò brevissimo”, direttamente proporzionale al personaggio e ha poi aggiunto – non rendendosi conto della gravità di quello che stava dicendo – “Anche i processi di mafia finiscono con le assoluzioni”. Cristiano Di Pietro ha ammesso: “Con Frattura ho condiviso tutto”, facendo così sapere ai molisani che ufficialmente il disastro appartiene anche a lui. Filippo Monaco, da fondista del pensiero, ha detto – testuali parole – “voto no per ragioni opposte e contrarie a quelle di chi vota si”. Poi quali fossero queste ragioni è rimasto un mistero. Dopo questo strampalato rosario di chiacchiere in libertà, è intervenuto Frattura. Stupefacente, come al solito, il punto di vista del governatore che invece di fare ammenda, chiedere scusa ai molisani e levare le tende, ha parlato come se il Tribunale di Bari non avesse fatto a pezzi la sua denuncia, come se due innocenti non fossero stati assolti con formula piena e come se il consiglio regionale stesse parlando non di lui ma del Presidente del pianeta Gong. Frattura ha ribadito le proprie tesi ma, del resto, se una cosa è certa in questa legislatura è la dose sesuipedale di arroganza che contraddistingue i principali protagonisti. Ha paventato altri improbabili gradi di giudizio dai quali, verosimilmente, uscirà più incerottato di quanto non sia uscito da Bari.

Da segnalare, infine, un’intervento da gesuita di Vincenzo Niro che, ha mescolato insieme il diavolo e l’acqua santa e alla fine si astenuto; l’intervento di Vittorino Facciolla che ha fatto l’avvocato d’ufficio di Frattura e quello del capogruppo PD, Massimiliano Scarabeo, che ha sparato a palle incatenate. “Politicamente lei è un bugiardo”, ha detto rivolto a Frattura che, in quel momento, si è passato immediatamente la mano sul naso. Sì, perché di tutta questa storia quello che resta è un cumulo di menzogne che farebbe impallidire Pinocchio, le accuse infamanti a carico di due innocenti e l’aria nauseante che si alza da un’aula, quella del Consiglio regionale, che dovrebbe rappresentare il popolo ma che ormai è solo un cimitero in putrefazione.

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1 Commento
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  1. di lisa giuseppe ha detto:

    anche i processi di mafia finiscono con assoluzioni. piu chiaro di cosi

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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