Pubblicato: giovedì 26 ottobre, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Lavoro e sviluppo: la proposta della CGIL per il Molise

di PASQUALE DI BELLO

“Dalla crisi a una nuova qualità dello sviluppo”. E’ il titolo di un interessante volume pubblicato dalla CGIL MOLISE attraverso il quale il sindacato propone agli attori politici, sociali ed economici, un modello di sviluppo complessivo del territorio regionale. 

In vista delle prossime elezioni regionali, e non solo, arriva dalla CGIL MOLISE una interessante proposta di sviluppo complessivo del territorio regionale. Non solo una analisi delle cose che non vanno ma anche delle proposte concrete per uscire dalla notte buia e apocalittica nella quale la Regione è piombata in questi anni. Basti pensare, per capire la dimensione della catastrofe e la scellerata arroganza di chi l’ha prodotta, che da circa due anni la Regione Molise è priva di un ruolo chiave necessario e imprescindibile per garantire il necessario raccondo tra il mondo dell’impresa, quello della manodopera, il sindacato e il quadro delle risorse locali, nazionali ed europee: l’Assessore al Lavoro. Michele Petraroia, ultimo a ricoprire quel ruolo, se n’è andato esattamente a gennaio del 2016. Da allora, colto dalla sindrome dell’asso pigliatutto, il ruolo è passato nelle mani del presidente Frattura. Nel frattempo alcune cose sono successe ed altre, in itinere, sono venute a maturazione. In questo senso l’analisi della CGIL è impietosa. Si va dalla chiusura di aziende storiche, come ITTIERRE e Zuccherificio, dal pantano che si è creato attorno all’area di crisi complessa di cui è difficile prevedere quali e quante manifestazioni di interesse si trasformeranno realmente in investimenti e occupazione; al tema degli ammortizzatori sociali ormai in scadenza per molte aziende, la disoccupazione generale al 13%, ben sopra la media nazionale, e quella giovanile che arriva addirittura al 40%. Un quadro a tinte fosche è anche quello della Sanità, consegnata ai privati a cui è stato ceduto il 41% dei posti letto e il 33% del fondo sanitario regionale. Da dove ripartire, allora? La proposta della CGIL è quella di investire verso prodotti e servizi innovativi legati alle peculiarità del territorio: Agricoltura, in primo luogo, anche attraverso il recupero delle aree interne e la creazione di distretti che favoriscano l’agricoltura biologica. E poi turismo e valorizzazione del territorio, attraverso il recupero urbano e l’azione di promozione verso le attività artigianali e di trasformazione e verso la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. Per fare tutto questo, tuttavia, è necessario stare al passo con i tempi, scrive la CGIL, e occorre investire sulla ricerca e l’innovazione, sulle infrastrutture e sulle reti, prima tra tutte quella banda larga senza la quale le imprese sono tagliate fuori dal mondo.

Dinanzi ad una analisi rigorosa e ad una proposta dettagliata e intelligente, viene da chiedersi quanti tra i politici ufficiali e di complemento, saranno in grado ri recepire il segnale. Un Regione la cui principale infrastruttura messa in campo nell’era Frattura è rappresentata dalla metropiltana leggera Matrice-Bojano – un’opera giudicata inutile anche dall CGIL – è una Regione che anziché vestirsi da aquila per guardare il mondo dall’alto e capire, preferisce travestirsi da palombaro e cercare qualche voto tra relitti affondati e pesci abissali sul fondo del mare.

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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