Pubblicato: martedì 24 ottobre, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Da Frattura alla “fratta”. Arriva in aula la mozione di sfiducia, prove di mimetismo tra i consiglieri regionali

di PASQUALE DI BELLO

Con l’adesione dei consiglieri regionali di centrodestra alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle, approda in aula il documento che chiede la testa di Frattura sul “caso Bari”.

Cominciamo col dire una cosa: la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle a carico del presidente della Regione Molise non passerà. La ragione è molto semplice: Frattura può contare su undici voti sui ventuno inquilini del Consiglio regionale e, precisamente: su Vincenzo Cotugno, Domenico Di Nunzio, Vittorino Facciolla, Filippo Monaco, Carmelo Parpiglia, Salvatore Ciocca, Cristiano Di Pietro, Nico Ioffredi, Nunzia Lattanzio, e Salvatore Micone. Questi ne sono dieci, l’undicesimo è lui: Frattura. Volendo, potrebbe anche astenersi, e finirebbe dieci a dieci e la mozione verrebbe comunque respinta. Gli altri, le opposizioni, contano formalmente su dieci unità: Nicola Cavaliere, Angiolina Fusco Perrella, Michele Iorio e Giuseppe Sabusco del centrodestra; Antonio Federico e Patrizia Manzo del Movimento 5 Stelle; infine i consiglieri della diaspora a Sinistra, apertasi già da mesi in aperta contrapposizione a Frattura: Francesco Totaro, Vincenzo Niro, Michele Petraroia e Massimiliano Scarabeo. Messa insieme, l’opposizione formale, consta quindi su dieci voti. Mozione respinta, questo l’esito finale, prevedibilissimo, e Frattura Resta dove sta. “Hic manemibus optime”, con questa scritta, tatuata sulla fronte dal noto tatuatore romano Tito Livio, Frattura lascerà l’aula e tornerà alla sua consueta occupazione: parlare alle allodole come San Francesco. Noi non abbiamo infatti un presidente di Regione, ma un santo. Deve essere questa, infatti, l’intima convinzione che già alberga nell’animo di tutti coloro che si accingono a respingere la mozione. O a chiamarsi fuori, il che è peggio. Per loro, l’uomo che ha presentato una denuncia a carico di un magistrato e di una giornalista, proponendo che finissero loro al gabbio e in mezzo ad una strada decine di lavoratori e famiglie legati a Telemolise (emittente della quale insieme alla denuncia è stato chiesto il sequestro), non è Frattura ma un cabarettista che ne ha usurpato il nome e il sembiante. Mai e poi mai San Francesco d’Assisi, conosciuto in Molise con lo pseudonimo di Paolo di Laura Frattura, poteva macchiarsi di una tale infamia. Qualcuno, al posto suo, deve essere di certo andato a Bari a presentare la denuncia. Il giudice Antonio Diella, come noto, in centocinquantasette pagine ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato ad assolvere con formula piena Fabio Papa e Manuela Petescia (questi i nomi dei malcapitati). Motivazioni ineccepibili alle quali, lor signori consiglieri regionali del Molise, si accingono ad aggiungere un’altra pagina, la centocinquantottesima: la pagina più nera della Regione Molise. Ancora più nera di quella scritta dallo stesso Frattura. In quella pagina, ribadiranno la loro fiducia a Frattura-San Francesco, ignorando così l’abominio compiuto e assolvendo anticipatamente chiunque in futuro, nel tentativo di ricusare un giudice che lo sta indagando e colpire a morte il direttore di un organo di informazione che ne racconta fatti e misfatti, dopo una cova di quattordici mesi decide, colto da improvviso amore per la giustizia e la verità, di denunciare entrambi.

Questo scenario apparirà in tutta la sua nuda e tragica verità allorquando, calendarizzata la mozione di sfiducia, tra qualche giorno Frattura conterà amici e nemici. Tra questi ultimi, oltre ai firmatari della mozione di sfiducia, dovrebbero esserci anche i dissidenti che hanno rotto a sinistra: Francesco Totaro, Vincenzo Niro, Michele Petraroia e Massimiliano Scarabeo. Vedremo, tra costoro, chi avrà il coraggio e l’onesta intellettuale di condannare il gravissimo atto commesso da Frattura, la denuncia di due innocenti, fatto per il quale Frattura è al momento indagato per calunnia dalla Procura di Bari. Vedremo anche chi, tra gli amici di Frattura, tra cui vanno annoverati i transfughi Micone e Monaco, riuscirà a smarcarsi dalla truppa. Un gesto in tal senso lo si attende, ad esempio, dal consigliere Di Pietro del quale si possono mettere in dubbio molte cose, ma non certo la vocazione ultra legalitaria. Insomma, tra pochi giorni vedremo chi sta con Frattura, chi sta contro ma, soprattutto, chi sta dietro la fratta. Sara infatti preferibile vedere i volti di coloro che voteranno a favore di Frattura, assumendosene le responsabilità politiche, piuttosto che quelli di coloro che entreranno in aula già ammantati di frasche. Ad ogni modo sarà interessante per i molisani, conoscere il pensiero di tutti e annotarlo in vista delle prossime elezioni regionali. Di solito sono i politici – Berlusconi docet – a lamentare la persecuzione giudiziaria. Per la prima volta, in tutta la storia d’Italia, grazie a Frattura potrà raccontarsi l’esatto contrario: la storia di un magistrato “perseguitato” dalla politica. Un magistrato che ha vinto, facendo vincere la Giustizia.

 

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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