Pubblicato: martedì 17 ottobre, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Frattura fuori dalla Costituzione. I consiglieri regionali fanno finta di nulla

di PASQUALE DI BELLO

La stagione politica incarnata da Paolo di Laura Frattura è giunta ormai al suo capolinea. La pubblicazione delle motivazioni relative al “caso Bari”, concluso con la piena assoluzione del magistrato Fabio Papa e della giornalista Manuela Petescia dalle infamanti accuse mosse nei loro confronti dal Presidente della Regione, mette una pietra tombale su quella che oggi, a ragione, può essere definita l’avventura politica più torbida e buia che abbia attraversato le Istituzioni molisane. Il giudice del Tribunale di Bari, Antonio Diella, nelle sue 157 pagine, ha demolito l’intera e fantasiosa ricostruzione proposta da Paolo di Laura Frattura e confermata dal suo avvocato-testimone, Salvatore Di Pardo, dimostrandone, per tabulas, la inattendibilità, la inversoimiglianza e la contraddittorietà. In poche parole, entrambi sono risultati non credibili, tanto è vero che risultano indagati dalla Procura di Bari per calunnia.

Tutta la vicenda, innegabilmente, oltre ad aprire per i due uno scenario giudiziario inquietante, apre sul fronte politico una gigantesca e comprovata questione morale che investe il massimo organo istituzionale della Regione. La credibilità di Frattura, fatta letteralmente a pezzi dalla sentenza di Bari, le infamanti accuse lanciate a due innocenti, l’aver trascinato la Regione e la Presidenza del Consiglio dei Ministri in una avventura processuale raccapricciante e la stessa iscrizione del Governatore nel registro degli indagati con l’ipotesi di calunnia, pongono il Governatore in aperto contrasto con la Costituzione laddove, all’art. 54, la carta fondamentale della Repubblica sancisce che i cittadini a cui vengono affidate funzioni pubbliche debbano adempierle con disciplina e onore. Entrambi i requisti, quello della disciplina e dell’onore, sono stati ampiamente ridotti a brandelli da un presidente di Regione che non ha utilizzato il proprio ruolo e la propria funzione per far associare alle patrie galere due innocenti, dichiarati come tali da un giudice terzo.

Davanti a tale e gigantesca questione morale, che dovrebbe portare alle immediate dimissioni di Frattura, è da capire quanti in Consiglio regionale, a loro volta, intendano adempiere con disciplina e onore alla propria funzione. Dopo la pubblicazione delle motivazioni, ci si aspetta che gli inquilini di Palazzo d’Aimmo assumano le necessarie iniziative per rimuovere Frattura dal proprio ruolo. E’ compito, specie delle opposizioni, proporre tempestivamente una mozione di sfiducia che permetta ai molisani di conoscere il pensiero dei consiglieri regionali sulla vicenda e, soprattutto, in vista della prossima campagna elettorale i nomi e i cognomi di coloro che sono disposti ancora a difendere l’indifendibile e a coprire con una gicantesca cataratta di omertà un fatto dalla inaudita gravità.

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Una analoga denuncia di gravità, a testimonianza che il Molise dispone di anticorpi sociali tali da reagire alla oscura deriva nella quale è finito, la si attende da partiti, movimenti, sindacati, intellettuali, mondo dell’istruzione e da quello confessionale. Tutti, purtroppo, chiusi in un silenzio imbarazzante.

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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