Pubblicato: venerdì 13 ottobre, 2017 - Tempo di lettura: 5 min.

Ex Cattolica: Zappia da indagato a uomo dei miracoli

di GIOVANNI MINICOZZI
E’ di queste ore la notizia che, presso la Fondazione “Giovanni Paolo II”, a seguito di trasferimento dal Cardarelli, dove era stata sottoposta tempestivamente ad una procedura di angioplastica, grazie ad un complicato e delicatissimo intervento è stata salvata la vita ad una donna di 72 anni colpita da infarto e successiva rottura del cuore.
Non possiamo che essere orgogliosi del fatto che in Molise esista una struttura in grado di garantire cure di così alto profilo e salvare vite umane, così come non possiamo che accogliere favorevolmente la collaborazione intercorsa tra le due strutture sanitarie (Cardarelli ed ex Cattolica) che rappresenta, senza alcun dubbio, un esempio di buona sanità.
Ciò che ci ha lasciato, però, con l’amaro in bocca in questa vicenda è stato il tentativo, inopportuno quanto triste e spregevole, di utilizzarla per una sorta di riaccreditamento agli occhi dell’opinione pubblica di una persona che continua a far finta di non capire che in Molise, come nella sua Sicilia e come nell’intero nostro paese, esistono delle regole e queste regole vanno rispettate.
Ci ha davvero lasciato senza parole il ricevere dai vertici della Fondazione “Giovanni Paolo II” l’ennesima dimostrazione di arroganza e di inopportunità. Avremmo voluto, in linea con lo stile che ha da sempre caratterizzato la Cattolica, ma che negli ultimi tempi sembra essere stato perduto del tutto, leggere un comunicato stampa che non fosse autocelebrativo e che, soprattutto, non celebrasse una persona che, allo stato, è indagata per aver svolto per quasi tre anni il ruolo più importante di un’organizzazione sanitaria senza averne i requisiti. Il “ringraziamento particolare al Direttore Generale, Mario Zappia”, contenuto nel comunicato, per aver “creato le condizioni perché [la Fondazione potesse] operare anche in situazioni estreme come questa”, a pochi giorni dalla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per truffa, è sicuramente non casuale ed altrettanto sicuramente fuori luogo.
Guardiamo con una certa perplessità al comunicato stampa inviato dalla Fondazione per celebrare l’importante successo di una vita salvata non perché siamo insensibili o perché non comprendiamo la bellezza e la grandezza di quanto è successo, ma perché conosciamo e seguiamo da tantissimo tempo, molto più di quello trascorso in Molise dal Dr. Zappia, la storia del Centro “Giovanni Paolo II”, fatto di uomini e donne che quotidianamente con grande abnegazione ed amore per la vita, ma soprattutto con grande discrezione, in silenzio, lavorano al servizio della persona malata.
Qualcuno ed – in particolare – una certa stampa locale, ha definito quello di ieri “un miracolo” e, forse, lo è stato. Ciò che non ci va giù è che questo miracolo venga attribuito a chi di miracoloso ha dimostrato di avere solo la capacità di svolgere un ruolo per quasi tre anni senza averne i requisiti. Piuttosto, forse è un miracolo che una struttura, in assenza di una figura indispensabile come quella di un Direttore Sanitario con i titoli, sia riuscita per tre anni ad operare e a salvare vite umane, nell’indifferenza della politica e delle istituzioni. Questo sì che è stato un miracolo!
Consapevoli che nella vita di tutti i giorni non ci si può affidare solo ai miracoli, riteniamo che il Dr. Zappia farebbe bene a fare un passo indietro e con lui tutti coloro che, all’interno della Fondazione, continuano a considerare gli atti della Regione, i pareri di due Ministeri, un’indagine della Procura, delle quisquilie, delle inutili chiacchiere.
Telemolise non è abituata, e lo ha dimostrato negli anni, a fare chiacchiere e, tanto meno, a riportarle passivamente.
Il Dr. Zappia, in vena di polemiche, ha dichiarato che esiste “nei fatti una collaborazione professionale (tra i medici della Fondazione e quelli dell’Asrem) che va al di là di tutte le chiacchiere che si sentono da più parti e che fortunatamente consente di salvare vite umane”. Ebbene, con questa affermazione, ancora una volta l’ex direttore sanitario della Fondazione ha messo in luce la sua poca dimestichezza con le regole, considerato che tra una spontanea collaborazione professionale e l’integrazione tra due distinte strutture ospedaliere sono proprio le regole che fanno la differenza.
La sanità molisana ha bisogno di regole e non di chiacchiere, di reti assistenziali e percorsi certi, obbligatori e chiari per tutti, soprattutto per le patologie tempo dipendenti.
Infatti, non è accettabile, ad esempio, che il cittadino molisano si debba raccomandare alla buona sorte, perché lo preservi dagli infarti o dagli ictus nei giorni festivi e prefestivi, quando le strutture erogatrici affidatarie dei servizi, come la Fondazione, non garantiscono la stessa disponibilità dei giorni feriali; non è tollerabile che, in assenza di ciò che, prima di tutto il resto, garantisce il funzionamento di una rete, ossia il sistema dei trasporti, si debba sperare che un eventuale malore di tipo neurologico capiti quando si è dalle parti di Venafro e non verso Termoli, perché nei due casi le possibilità di farcela sono davvero molto diverse! I fatti dei giorni scorsi, denunciati dal Forum a difesa della sanità pubblica, un uomo di 47 anni deceduto ed una donna di 61 in condizioni gravissime, entrambi portati al pronto soccorso del Cardarelli per patologie cerebrali e poi trasferiti al Neuromed di Pozzilli, dovrebbero indurre tutti ad una riflessione seria e ad evitare goffi proclami.
I molisani non hanno l’anello al naso ed è bene che questo concetto sia chiaro a tutti, anche a coloro che, spacciandosi per dispensatori di miracoli, offendono l’intelligenza della nostra gente provando – loro sì – a vendere chiacchiere.
Il Molise ha bisogno del rispetto delle regole e di legalità.
Attendiamo, pertanto, con fiducia gli esiti degli accertamenti in corso da parte delle istituzioni preposte al controllo ed alla legalità, prime fra tutte Procura della Repubblica e Corte dei Conti, riferiti alle ipotesi di reato di truffa e di danno erariale connesse al periodo durante il quale la Fondazione, sotto la Direzione Sanitaria di Mario Carmelo Zappia, ha erogato prestazioni per oltre 100 milioni di euro senza avere i requisiti richiesti dalla normativa sull’accreditamento.

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