Pubblicato: mercoledì 13 settembre, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Frattura e la Costituzione, dal caso giudiziario alla questione morale

di PASQUALE DI BELLO

La costante opera di manipolazione dei fatti e di mistificazione della realtà che ha contrassegnato l’intera legislatura regionale a guida Paolo di Laura Frattura ha, di recente, toccato il suo momento più basso. A fornire al Presidente della Regione lo spunto per l’ennesima operazione di contrabbando delle notizie, è stata una sentenza del Consiglio di Stato. I giudici amministrativi di secondo grado hanno accolto il ricorso della Regione Molise in relazione all’ormai tristemente noto affare Bio.Com. Un affare di circa 300mila euro finiti alla società – oggi in liquidazione – amministrata da Paolo di Laura Frattura fino al 9 settembre 2011. Secondo i giudici di Palazzo Spada quella somma va restituita alla Regione Molise poiché la società Bio.Com. , come provato per tabulas, non ha mai realizzato l’opera per la quale era stata ammessa al contributo pubblico. A tutto questo l’imprenditore Frattura si era sempre opposto, ottenendo in prima battuta una sentenza del Tar Molise a lui favorevole ma che è stata adesso ribaltata in sede di appello. Sin qui i fatti ai quali, come per altre circostanze, sono seguiti i commenti stupefacenti del Governatore, accompagnati immancabilmente da una manipolazione della realtà di bassa cucina. Dinanzi ad una sentenza del Consiglio di Stato che ha dato torto all’imprenditore Frattura, il presidente della Regione – sempre Frattura, quindi – ha espresso “viva soddisfazione”, come se a dover restituire il maltolto di circa 300mila euro alle casse pubbliche non fosse Paolo Frattura ma un omonimo residente su Marte. Non contento, ha poi aggiunto: “Ho portato avanti, con coerenza rispetto al mio ruolo, l’appello in Consiglio di Stato”. Una balla. L’appello, oltre quattro anni fa, fu proposto dall’Avvocatura dello Stato quando presidente della regione era ancora Michele Iorio. Adesso, dopo un’era geologica – tanto c’ha messo il Consiglio di Stato ad esprimersi – sembra che sia Frattura l’eroe che ha determinato il successo della regione. Siamo, ormai, alla psico-politica, riducendosi ogni affermazione del Presidente non ad un caso amministrativo o giudiziario ma ad un caso da corsia d’ospedale. Chiaramente quella del reparto Neurodeliri. D’altronde, solo qualche giorno prima della sentenza in questione, sempre Frattura si era dichiarato “contento” nell’aver appreso di essere indagato per calunnia in relazione al caso Bari, quello legato alle infamanti accuse lanciate proprio da Frattura al magistrato Fabio Papa e della direttrice di Telemolise, Manuela Petescia. Adesso, dopo l’assoluzione dei due, lo schema si è ribaltato: da accusatore Frattura si ritrova ad essere indagato per un reato, quello di calunnia, che ne avrebbe dovuto determinare le immediate dimissioni. L’art. 54 della Costituzione dice – testuali parole – che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Il caso Frattura, in questi termini, pone al centro del dibattito politico e civile del Molise una gigantesca questione morale. Il disdoro col quale egli ha coperto e continua a coprire le Istituzioni, trascinate in avventure da terzo mondo; la mole gigantesca di fesserie e manipolazioni con le quali droga costantemente la realtà dei fatti; il disprezzo palese per l’intelligenza dei cittadini, costretti a subire ogni tipo di balla, compreso il commento “soddisfatto” e “contento” del presidente; il tentativo eversivo di mettere il bavaglio all’informazione con una legge sull’editoria di stampo cileno (anche questa stroncata di recente dai giudici); gli atti di vera e propria aggressione verso la stampa a lui non ortodossa, giunti sino alla richiesta di sequestro di Telemolise e di misure cautelari per alcuni tra i giornalisti in forza all’emittente; gli atti di protervia , come l’uso della vigilanza armata verso inermi cittadini nel caso della Villa al mare; bene, tutti questi fatti, messi insieme e ad uno ad uno, sono sufficienti dimostrare che nel caso Frattura siamo ampiamente al disotto della disciplina e dell’onore di cui parla la Costituzione. Per questo tutti, dai sindaci ai consiglieri regionali, dai sindacati alle associazioni, dai partiti ai movimenti, dalla Chiesa al mondo della cultura, dagli studenti nelle scuole agli operai nelle fabbriche, sono chiamati a prendere posizione dinanzi ad una deriva eversiva, ad una emergenza democratica e ad un questione morale che rischiano di distruggere quel poco di democrazia che resta in Molise. Non bisogna aspettare le elezioni, bisogna chiedere oggi, e a gran voce, le dimissioni di Paolo di Laura Frattura. E’ l’unico modo che ha il Molise per dimostrare a se stesso che esiste ed è un posto civile dove vale ancora la pena di vivere.

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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