Pubblicato: mercoledì 13 settembre, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Biocom, Frattura stupefacente. Il Consiglio di Stato lo condanna, lui esulta

di Giovanni Minicozzi

Non è un bel periodo, né per il Presidente della Regione Paolo Frattura né per l’imprenditore-architetto Paolo Frattura. Dopo ben 5 anni, infatti, il Consiglio di Stato, su appello presentato dalla Regione allora guidata da Michele Iorio, si è definitivamente pronunciato, con sentenza pubblicata il 12 settembre, sulla vicenda Biocom, decretando l’obbligo per la società dell’imprenditore Paolo Frattura a restituire circa 300mila euro incassati per un impianto mai realizzato.

In precedenza, e precisamente nel mese di ottobre del 2011, il Tar del Molise, dopo aver concesso la sospensiva alla richiesta di restituzione del ‘’malloppo’’ avanzata dalla Regione, sempre e ancora guidata da Michele Iorio, tirò fuori dal cilindro una sentenza favorevole alla Biocom nonostante la stessa Biocom avesse ceduto i macchinari a un’altra società a sua volta confluita nella famosa Civitas di Luca Di Domenico, socio di Frattura, marito di Mariolga Mogavero (segretaria della Giunta Regionale). La Civitas, come è noto, era l’impresa che avrebbe dovuto realizzare la centrale a biomasse a Campochiaro.

La sentenza dei giudici amministrativi del Molise, venne poi utilizzata anche dalla magistratura penale per archiviare troppo frettolosamente i reati di  malversazione e di appropriazione ai danni dello Stato in capo a Frattura.

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Naturalmente, se così non fosse stato, Paolo Frattura si sarebbe trovato in una totale condizione di incompatibilità con il suo ruolo di Governatore, poiché l’imprenditore Frattura avrebbe dovuto restituire 300mila euro al Presidente della Regione Frattura, esattamente come dovrà fare ora.

L’inchiesta penale fu aperta dal Procuratore Armando D’Alterio e finì poi, per riunificazione dei fascicoli, al Pm Fabio Papa. Su questa indagine, come si ricorderà, si scatenarono reazioni a catena con un presumibile corto circuito successivo tra organi inquirenti e politica che arriverà fino a Bari.

Dal canto suo Paolo Frattura, infatti, presentò, con 14 mesi di ritardo, una denuncia al Tribunale di Bari accusando Fabio Papa e Manuela Petescia, di un presunto ricatto nei suoi riguardi che si sarebbe consumato nel corso di una cena a casa del magistrato. Tale ricatto sarebbe consistito in ritorsioni mediatiche da parte della giornalista e ritorsioni giudiziarie da parte di Fabio Papa, concernenti, guarda caso, proprio la Biocomn. Il Pm Fabio Papa venne trasferito, l’inchiesta Biocom passò ad un altro Pm il quale chiese e ottenne l’archiviazione.

Il Tribunale di Bari, però, come è noto, dopo un processo con rito abbreviato, ha accertato che quella cena non c’è mai stata e dunque non c’è stato nessun ricatto nei confronti di Frattura, il quale oggi si ritrova indagato per calunnia, mentre Fabio Papa e Manuela Petescia sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste.

Peraltro, nel corso del processo di Bari, Paolo Frattura e i suoi legali, avevano sempre sostenuto che sulla vicenda Biocom sia la magistratura amministrativa sia quella penale non avevano riscontrato alcuna illegalità nel suo operato.

Il Consiglio di Stato, invece, ha accolto il ricorso presentato 5 anni fa dalla regione guidata da Michele Iorio e ha riformato la sentenza del Tar Molise, il cui presidente era il magistrato Zaccardi, lo stesso che aveva annullato in primo grado le elezioni regionali del 2011, già consulente giuridico di Pierluigi Bersani e in procinto di tornare a Roma sempre al fianco di Bersani che però non riuscì a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri.

A questo punto, dopo tante scabrose vicende, dopo le sentenze emesse dal Tribunale di Bari e dal Consiglio di Stato, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di calunnia che pende sulla testa di Paolo Frattura, si rende doveroso riaprire l’inchiesta penale sulla Biocom anche per dare tranquillità ai cittadini sui diritti costituzionali che la magistratura deve garantire a tutti senza corto circuiti e senza commistioni tra organi inquirenti e politica.

Nonostante le tante vicende giudiziarie negative per il Presidente della Regione (legge sull’Editoria bocciata dal Tar, restituzione dei 300mila euro per la Biocom, assoluzione di Fabio Papa e Manuela Petescia e indagini a carico del Governatore per calunnia), lo stesso Paolo Frattura ha dichiarato, bontà sua, di essere contento della sentenza emessa dal Consiglio di Stato. Ma su quest’ultima vicenda, cosa pensa l’imprenditore Paolo Frattura.

 

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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