Pubblicato: domenica 13 agosto, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Per la Giunta regionale la scuola molisana va presa solo a bandi

di ADELE FRARACCI

Dopo i bandi per l’innalzamento delle competenze in inglese, che crearono imbarazzo e forti sospetti, la Regione ci riprova con altre discipline. Ci sono a disposizione 1.000.000,00 di euro per innalzare le competenze di base degli studenti molisani in italiano e matematica – cioè leggere, comprendere e far di conto – “attraverso un’offerta formativa quantitativamente più ampia, attraente, accessibile e qualitativamente valida”, così si legge sulla delibera n 37 del febbraio 2016 e a cui i dirigenti scolastici stanno ora dando riscontro per poter far partecipare i loro docenti. Vale a dire quello che le scuole devono saper normalmente assicurare ai propri studenti, secondo la Giunta regionale non sono in grado di farlo ed ecco che Mamma Regione s’inventa un modo per soccorrere i giovani dall’ignoranza dei loro professori e delibera un piano biennale di formazione degli insegnanti delle scuole elementari, delle medie e del primo biennio delle superiori per garantire quella che è la normale missione delle scuole, cioè semplicemente il conseguimento dell’obiettivo minimo: insegnare le competenze di base. È evidente che non può essere così, è lapalissiano che la Giunta regionale non possa aver mai nutrito una così bassa considerazione del mondo dell’istruzione: docenti e dirigenti. Pertanto sorgono spontanee due domande: a COSA serve e a CHI serve questa delibera di Giunta? A cosa serve? Forse solo a buttare giù qualche ‘rigo’, scopiazzato di qua e di là, condito di lessico tecnico, quello attinto dalla didattica, dalle metodologie applicate alla didattica e dalla pedagogia, allo scopo di poter prendere e spendere i soldi europei. Superfluo dire che sarebbe stato corretto, invece, costruire un piano di spessore e puntare, anche grazie ai finanziamenti, ad obiettivi davvero doviziosi e mirati al target delle singole istituzioni scolastiche, in base cioè allo specifico contesto di riferimento e ai reali bisogni dei singoli studenti, tali cioè da arricchire davvero i ragazzi nel processo di insegnamento-apprendimento e garantire il conseguimento del successo formativo, cercando di contrastare per davvero il triste fenomeno della dispersione scolastica, che tra l’altro investe, come è noto, non tutti gli indirizzi di scuola; il target di riferimento e il quadro di contesto sono cioè imprescindibili per poter attuare un piano vincente e che in maniera chiara e inequivocabile rispetti le diversità degli indirizzi scolastici, la loro localizzazione, i loro bisogni reali e specifici, in ottemperanza, del resto, al disposto dell’autonomia scolastica . In questo Piano Istruzione regionale si sono invece messe in fila 4 parole, le solite, e s’inventa l’acqua, senza pensare neppure a un processo un pochino più complesso, per cui essa possa essere offerta calda o fredda. A CHI serve? Forse a farsi pubblicità autoreferenziale, ossia pubblicità a buon mercato per i politici e dintorni sempre in passerella e in particolare ora a ridosso delle elezioni. Forse è il risultato dell’incapacità politica di saper elaborare una programmazione seria , tanto da scegliere di percorrere la facile strada dei bandi “accontenta tutti o i più”, strada assai percorsa in Regione nei più disparati settori e finanche ormai applicata all’istruzione. Forse serve anche alle tasche dei formatori e dei tutor, che vedremo chi saranno e come saranno scelti per la realizzazione dei corsi. Forse servirà ad arricchire pure i dipendenti delle segreterie amministrative di qualche scuola. Al bando parteciperanno tutte le scuole inevitabilmente, anche perché verranno remunerati finanche i consumatori, cioè i professori fruitori delle lezioni-base. Insomma non si vuole davvero scontentare proprio nessuno. Un gruzzolo per tutti e per ciascuno, fatta eccezione per i docenti del triennio che o sono più bravi o devono semplicemente rimanere in attesa, cercando di registrare tra un paio di anni gli effetti prodigiosi o meno e le eventuali ricadute sugli studenti che il percorso formativo e di aggiornamento avrà sui colleghi delle elementari, medie e primo biennio superiori. Nel frattempo i docenti del triennio continueranno a lavorare sul potenziamento delle competenze, come al solito e come da lavoro ordinario. Un’ultima domanda: quando e come sarà possibile sfuggire a queste sceneggiate della mediocrità, a questi meccanismi politico -burocratici eminentemente ottusi ? Questa è la domanda a cui dare risposta certa e celere sul piano individuale. È davvero una questione di coscienza personale.

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