Pubblicato: sabato 12 agosto, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Cimino: “Editori e giornalisti umiliati e beffati da questa classe dirigente”

di VINCENZO CIMINO

 Doveva essere una legge a sostegno dell’editoria, doveva rappresentare uno stimolo alla lettura, doveva liberarci dal lavoro nero, doveva fornire ossigeno a tutto il comparto (dalla tipografia alle edicole, dal trasportatore all’ultimo dei collaboratori, dall’Inpgi all’Iva). I propositi della legge 11/2015 dovevano determinare servizi basati sulla qualità, approfondimenti e promozione territoriale del Molise e delle sue attrattive e potenzialità, dovevano essere un sostegno sul quale ci si potesse contare come una riserva di base, e per far si che ciò accadesse il centro sinistra ha cancellato la legge regionale 29, che pure scuciva, solo per la carta stampata, un contributo annuale che esulava dipendenti e previdenza. E così da circa 3/400 mila euro della legge 29, gli editori erano stati indotti con lo “zuccherino” di Frattura, a regolarizzare le posizioni, ad investire, ad assumere, a muoversi in una direzione di congruità, sostenendo debiti, facendo ulteriori sacrifici a fronte del (1) milione di euro stanziato annualmente. Una legge regionale, però, che badate bene, fui il primo a contestare. Contestai il tetto assurdo dei 40 mila euro, contestai l’impossibilità dei controlli per radio e tv, contestai la tracciabilità, contestai il limite della pubblicità per i web, contestai la fideiussione, la separazione contabile, contestai il numero minimo dei dipendenti non congruo tra telematici (1), radio (2) e spropositato per i periodici (4). In perfetta solitudine contestai che l’accostamento della l.11 alla 448 avrebbe determinato l’esclusione nei fatti di Telemolise e Telemolise 2, come contestai che le modifiche di legge (il tetto del 35% che non può eccedere il 65%) nei fatti avrebbe compromesso la sopravvivenza de il Quotidiano del Molise e Primo piano. Contestai in perfetta solitudine che i 3 anni come requisito per accedere ai contributi fosse troppo basso, come contestai che accomunare le spese di un cartaceo fossero imparagonabili rispetto agli altri mezzi di comunicazione, come ero contrario che i free press (la Gazzetta del Molise) fossero tagliati fuori. A riguardo suggerii di fare diversi contenitori nella medesima legge, se non leggi separate. In solitudine ero a favore delle compensazioni perché previste dalla legge, ma ero del parere che dovessero trovare un limite, come ero e sono del parere che la legge 448 sia compatibile con la l. 11/2015, stesso dicasi per la l.29 con la l.11. Contestai, insieme al sindacato giornalisti, che sul primo bando sarebbero stati tagliati fuori coloro che effettivamente fanno informazione e così è stato con la esclusione del quotidianodelmolise.com, di Primonumero, del quotidiano del molise, di Primopiano, fino ad arrivare ad oggi dove il Consiglio regionale del Molise pare agisca nel mettere tutti gli uni contro gli altri, spostando il terreno dello scontro dialettico dall’aula consiliare, all’interno delle redazioni, affamando la stampa regionale. Nei fatti e senza ipotesi di smentita alcuna, la legge ed il regolamento, nel giro di due anni e mezzo, sono stati cambiati una decina di volte; tra esposti, pareri, audizioni, ricorsi, incertezze, ispezioni…insomma questa norma ha gettato allo sbaraglio, nell’isteria, nella depressione l’editoria di una regione intera. Su 2 milioni di euro, ne sono stati stanziati 220 mila. Vi sembra un eccellente traguardo politico per Frattura e compagni? Con la legge 29 ne sarebbero stati stanziati tra 600/800 mila solo per la carta stampata. A conti fatti quali risultati si sono ottenuti? Meritano gli editori del Molise un comportamento simile? Meritano i giornalisti del Molise questa classe dirigente? Meritano i molisani avere una stampa che sofferente, non può sempre assicurare qualità, quantità, presenza e tempestività? Vi sembra normale che giornalisti ed editori siano in prima linea a parlare delle crisi delle aziende altrui, mentre quando si affronta il problema editoria sia proprio la classe dirigente a snobbarla, prendendo in giro l’intero comparto? A conti fatti non posso che pensare ad una enorme presa per i fondelli, con gli editori stanchi di processioni col cappello in mano dal consigliere regionale di turno, reclamando solo il rispetto delle regole. Questo io ho chiesto: che i fondi fossero destinati effettivamente a chi li meritasse, a chi facesse informazione, a chi avesse veri assunti, a chi avesse tutelato e difeso l’informazione, a chi avesse dimostrato nel 2014 e 2015 di fare giornalismo vero, onorando i contratti. Tutto questo fino alla famosa norma di interpretazione autentica: un aborto giuridico che ha di fatto scatenato fango su fango, un marchingegno che rende ora ancor più macchinosa l’erogazione del contributo. Pensate: si fanno i controlli agli editori a bonifico avvenuto. Ma vi sembra normale? Pensate: si cambia la legge a domande già protocollate con istruttoria in itinere. Ma siamo in una Regione normale? Possono i giornalisti e coloro che si occupano di informazione lavorare con serenità con questi 21 eroi da 11 mila al mese? Credo che si onori la politica votando, parlando, astenendosi, ma le fughe, il glissare alla fine lasci tutti con l’amaro in bocca. Per questo motivo invito tutta la stampa del Molise a render loro pan per focaccia. Loro trattano la stampa in questo modo, ebbene, che tutta la stampa, tutta unita, trovi gli stimoli per rendere loro il giusto ringraziamento. Il Consiglio regionale del Molise dimostra scarso interesse nell’affrontare le questioni editoriali? Ebbene… che la stampa ne prenda atto adottando strategie di sorta, visto anche l’imminente inizio della campagna elettorale. In ultimo: ma in tutto questo l’Ordine dei Giornalisti del Molise ha un pensiero? Buon lavoro Montenero, 11 agosto 2017

 

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Editorialista Pasquale Di Bello - Direttore responsabile Manuela Petescia

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