Pubblicato: martedì 01 agosto, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Consorzio di Bonifica di Larino, ovvero come far morire un ente lentamente nel totale silenzio della polita locale

Michele Mignogna

 

Non c’è che dire, la politica regionale, e in questo caso l’assessore all’agricoltura Facciolla hanno deciso che Larino deve sparire, deve essere cancellata dalla geografia regionale, cosi come gli Unni di Attila, discendono la bifernina per distruggere e saccheggiare tutto quello che ancora esiste e resiste a Larino. Nel silenzio generale della politica locale, convitata di pietra in questo tavolo, stanno facendo in modo che anche il Consorzio di Bonifica larinese venga spostato a Termoli dalla suo territorio di vocazione, e sfido chiunque a dire il contrario, e cosa più grave, l’assessorato regionale all’agricoltura ha intenzione di trasferire nello stabile dell’ente gli uffici dell’assessorato di Larino cosa che non è possibile. Infatti, la proprietà dello stabile in cui risiede il Consorzio non è nella maniera più assoluta né della Regione né tanto meno dell’assessorato all’agricoltura, esso è per il 92% di proprietà del Ministero dell’agricoltura e dell’8% di proprietà dei consorziati, per cui non c’è nessun motivo, se non quello di volerlo “occupare” a far pensare certe cose a taluni funzionari regionali, anche in questo caso assessore compreso. Chiarito questo, i consorziati dell’ente non ci stanno a passare per quelli che sprecano risorse pubbliche inutilmente, tanto è vero questo che uno dei motivi che spinge l’assessore regionale a voler accorpare il Consorzio di Bonifica di Larino a quello di Termoli è principalmente un motivo, diciamo cosi, economico, infatti a quanto ci risulta, a oggi il debito dell’ente si aggira intorno ai due milioni di euro, ebbene, di questi due milioni di euro, la metà circa sono disavanzi dei precedenti esercizi, l’altra metà sono debiti dovuti proprio alla “mission”, per dirla come l’assessore Facciolla, del consorzio, ovvero tutto ciò che serve a garantire innanzitutto l’acqua per l’irrigazione agli agricoltori e poi una serie di interventi sul territorio di competenza dell’ente, che a dire il vero è molto vasto. Ma la cosa peggiore e che all’assessorato non dicono è che manca il trasferimento della parte dei soldi che competono alla regione stessa, esatto, una parte delle spese di gestione, soprattutto per quanto riguarda l’irrigazione compete proprio alla regione, e che nei fatti, non trasferisce un centesimo bucato da anni, e allora perché tutto questo? Chi e per quale motivo ha deciso che il Consorzio di Bonifica larinese deve chiudere?

D’altra parte però ci sarebbero tante cose che con “convenzioni mirate” il consorzio potrebbe fare, come ad esempio la manutenzione del verde e delle reti idriche nei comuni consorziati, con una partecipazione degli stessi e la partecipazione della regione, l’ente sarebbe in grado di fare questi lavori, ma da questo orecchio nessuno ci sente, amministrazioni comunali in primis che preferiscono i privati a un ente pubblico con a disposizione uomini e mezzi per poter lavorare. Ma in tutta questa storia ci sono due stranezze che dovrebbero essere, in qualche modo, spiegate e partiamo dalla prima; qualche mese, gli scienziati regionali e dell’assessorato, decisero che i Consorzi di Bonifica andavano commissariati in attesa della legge di riordino, legge che che possiamo scriverlo col sangue, non sarà approvata nel breve periodo vista anche la quasi scadenza del mandato, ebbene, ovviamente hanno commissariato anche il consorzio di Larino, solo che stranamente hanno “dimenticato” di commissariare” l’intero Consiglio di Amministrazione, in sostanza hanno il commissario al posto del vecchio presidente, ma il CdA è rimasto quello, e altra stranezza ancora, non essendoci una legge di riordino, il commissario decide come meglio crede e senza nessun indirizzo, a chi giova tutto questo? Altra stranezza ancora, si stanno inventando la figura dell’ufficiale rogante, questa figura in sostanza servirebbe ad evitare di registrare gli appalti da un notaio, ebbene, prendiamo ad esempio il consorzio di Larino, qui si fanno si e no, ma tirato proprio un appalto l’anno, e le spese ovviamente, sono a carico dell’appaltante e non dell’ente appaltatore, questo significa che in ogni caso il consorzio in una gara d’appalto non sborsa nulla, questa figura però, l’ufficiale rogatore, che sembra quasi una figura borbonica, dovrà in qualche modo essere pagato e soprattutto per poter fare questo deve avere una laurea in giurisprudenza, perché questa figura? E come saranno fatte le assunzioni? Attendiamo risposte ovviamente.

Un altro capitolo sul quale l’ente punta l’attenzione è il costo dell’acqua per l’irrigazione aumentato negli ultimi anni del 300% circa, acqua che il consorzio compra da Molise Acque, un altro ente regionale che gestisce l’acqua pubblica e che la rivende a prezzi da strozzinaggio a un altro ente pubblico il quale la rivende non per riempire le piscine, ma per irrigare i campi che dovranno produrre prodotti agricoli per il bene di tutti. In tutto questo purtroppo registriamo il totale e imbarazzante silenzio dell’amministrazione comunale, ormai abituata a fare da tappeto alle decisioni dei politici regionali, quando vengono, appunto come gli Unni, non mettono il famoso tappeto rosso, sono loro direttamente a prostrarsi come tappetini di auto rottamate nella strafottenza generale, già proiettati alle prossime elezioni, elezioni che, ne siamo sicuri, lasceranno tanto di quei morti sul terreno da spaventare anche i corvi, e questo solo per la loro cecità politica e programmatica.

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