Pubblicato: domenica 16 luglio, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Societa’ partecipate tra bufale, fallimenti e gettoni d’oro per i trombati. Molise maglia nera

di GIOVANNI MINICOZZI

Il centro studi della Cgil nazionale, l’Ires, la scorsa settimana ha fotografato la situazione delle Societa’ partecipate (per intenderci quelle che dovevano essere sciolte per legge) e i dati diffusi sono raccapriccianti. Emerge, infatti, uno scenario popolato da ben 8.993 societa’ finanziate con risorse pubbliche e cresciute , solo di numero ma con bilanci in profondo rosso, a ritmo galoppante nonostante l’obbligo alle dismissioni imposto dalla legge. Nel periodo compreso tra il 2.000 e il 2014 sono state create circa 5.000 nuove societa’ fino a raggiungere l’aberrante rapporto di una ogni 6.821 abitanti. Nel Molise il rapporto risulta essere ancora piu’ inquietante: una societa’ pubblica ogni 5.624 abitanti. Molte di queste aziende pubbliche, secondo il rapporto Ires, risultano essere inattive ma non sono state sciolte. Per la precisione su 8.893 societa’ il 18,7 % cioe’ 1.663 non svolgono alcuna funzione ma continuano a pagare gettoni di presenza e indennita’ d’oro agli amministratori nominati dai politici. Il Molise conquista la vetta di questa graduatoria con il 31% di societa’ inattive. Si tratta, dunque, di scatole vuote che servono solo a pagare indennita’ e prebende agli amministratori nullafacenti . Si tratta, spesso , di galopoini politico/elettorali devoti del potente di turno. I dati diffusi dall’Ires sono stati commentati dal giornalista Sergio Rizzo: “Le societa’ pubbliche sono diventate un comodo strumento per aggirare i divieti e gonfiare gli organici con assunzioni clientelari senza dover fare neanche il concorso. Spesso sono poltrone riservate ai politici trombati o ai loro familiari diretti” ha specificato alla sua maniera l’autore de “la casta” e di tante altre inchieste. Come dare torto a Sergio Rizzo!? In questo sbalorditivo scenario risultano emblematici e paradossali i fallimenti delle partecipate molisane dello zuccherificio e della Gam con la conseguente e contemporanea distruzione di qualche migliaio di posti di lavoro e di un patrimonio pubblico di oltre 100 milioni di euro. Il tutto accade mentre le scatole vuote come ad esempio gli amministratori del consorzio industriale di Isernia – Venafro si autoassegnano un gettone di presenza pari a 250 euro per ogni seduta ( che dura al massimo un’ora) e uno stipendio fisso pari a 48.000 euro per anno al suo Presidente. Non possiamo tacere, infine, su quello che succede all’azienda speciale Molise acque dopo la cacciata di Piero Neri decisa da un emendamento notturno proposto da Paolo Frattura alla legge di stabilità regionale. Era la notte del 28 aprile 2015 e venne annunciata una riforma di Molise acque per rendere l’azienda piu’ efficiente e funzionale. A distanza di oltre 2 anni , invece, la confusione e’ pressoché totale con crediti non riscossi dai comuni e da altri enti, disorganizzazione gestionale (non solo per responsabilità del commissario Massimo Pillarella) e promesse di assunzioni clientelari , che il bilancio di Molise acque non permette, con l’avvicinarsi della campagna elettorale per le regionali. Eclatante il caso del comune di S. Martino in Pensilis che ha subito un decreto ingiuntivo per un debito con Molise acque di oltre 500.000 euro maturato nel periodo 2010 2014 . Nel mese di novembre 2016 il tribunale di Campobasso accolse la richiesta dell’azienda speciale ma il comune non fece alcuna opposizione. A distanza di mesi nulla e’ dato sapere e quel decreto ingiuntivo sembra svanito nel nulla. La Corte dei conti pero’ potrebbe impedire il gioco a nascondino tra amici e imputare al comune di S. Martino in Pensilis il danno erariale poiche’ al capitale di 500.000 euro vanno aggiunti interessi e rivalutazione monetaria che potevano essere evitati con l’opposizione al decreto ingiuntivo o con una transazione. Queste sono le regole della legalita’ e della trasparenza amministrativa ma il Molise di tutti gli amici somiglia sempre di piu’ a una Regione senza regole ovvero alla Regione delle banane e dei papaveri.

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