Pubblicato: lunedì 19 giugno, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Termoli: una lottizzazione che va avanti da 10 anni. L’odissea di Mario De Santis

Una storia lunga dieci anni, passata attraverso tre amministrazioni comunali e che nonostante due sentenze favorevoli del Tar non riesce ancora a trovare il giusto epilogo. E’ la storia di una lottizzazione di 7 ettari dietro l’ospedale nuovo a Termoli in contrada Mucchietti, con cinquanta villette da realizzare, compresa la cessione al comune di 7mila metri quadrati di area verde per allargare il parco comunale e compresa la sistemazione di via Lissa a carico della ditta. “Nessuna colata di cemento, solo la qualificazione di un’area edificabile” rassicura Mario De Santis, direttore tecnico e socio della società nata apposta per la costruzione di quello che doveva diventare un nuovo quartiere residenziale. “Un uomo onesto, un vecchio del mestiere” si definisce De Santis che a Termoli per fare un esempio ha realizzato anche diverse opere pubbliche come il Palasabetta, la scuola media Brigida e la piscina comunale. Da dieci anni però è vittima del sistema, del cattivo sistema burocratico italiano. Lui invece è più schietto e confida: ‘vittima di cattiveria’, raccontando i primi contatti nel 2007 e le rassicurazioni con l’Amministrazione Greco da cui però sostiene “di essere stato tenuto in campana per 4 anni in attesa del piano regolatore”. Poi quando diventa sindaco Antonio Di Brino è l’amministrazione stessa a proporgli un accordo di programma in cui il costruttore deve realizzare anche un centro per anziani come compensazione. La società da il suo ok e accetta anche un dimezzamento delle cubature, presentando un nuovo progetto, che va sulla scrivania del nuovo dirigente che è stato appena spostato di settore e anche lui inizia a tergiversare. Passa il tempo e dal Comune lo contattano per adeguare il progetto alla nuova legge sul Piano Casa. E’ il mese di gennaio 2013, quando la giunta in linea tecnica approva la lottizzazione con le modifiche apportate. Tutti i successivi passaggi diventano un’odissea dalle conferenze di servizi, ai pareri regionali che seppur non vincolanti mettono i bastoni tra le ruote senza motivo. La società presenta ricorso al Tar che gli da ragione e obbliga il Comune a rilasciare il provvedimento favorevole alla costruzione. E’ marzo 2014, l’amministrazione Di Brino è caduta e il Tar nomina un commissario ad acta, che in oltre tre anni non ha ancora rilasciato l’ok nonostante la sentenza. Commissario che è stato anche denunciato in Procura dalle parti per omissione in atti d’ufficio. Con un secondo ricorso al Tar la società immobiliare ha la meglio pure sull’impugnazione di una delibera di giunta dell’Amministrazione Sbrocca del dicembre del 2015 che annullava le perimetrazioni e con cui in conferenza di servizi il Comune aveva giustificato il suo parere negativo al rilascio del provvedimento. Le motivazioni del tribunale sono arrivate lo scorso marzo e il commissario ad acta, nonostante le decine e decine di rassicurazioni, non ha ancora rilasciato l’ok definitivo.

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