Pubblicato: domenica 18 giugno, 2017 - Tempo di lettura: 4 min.

Sanità, una legge dello stato per imbavagliare il Molise

di GIOVANNI MINICOZZI

Con il voto di fiducia imposto dal Governo Gentiloni prima alla Camera dei Deputati e poi a Palazzo Madama e’ stata approvata a maggioranza la cosiddetta manovrina finanziaria voluta dall’Europa che taglia circa tre miliardi e mezzo di euro dal bilancio dello Stato. La legge varata reintroduce sotto mentite spoglie i voucher, nonostante il pronunciamento della Suprema Corte in favore del referendum promosso da milioni di cittadini insieme alla Cgil, ma soprattutto incatena la sanita’ molisana incorporando i piani operativi imposti da Roma e accettati supinamente dal commissario ad acta Paolo Frattura. In sostanza cittadini e comitati non potranno ne’ protestare ne’ ricorrere al Tar per cercare di modificare la riorganizzazione sanitaria del Molise che mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini e i livelli essenziali di assistenza. Per modificare gli assetti sanitari targati Frattura servirebbe un’altra legge che il Parlamento dovrebbe approvare. Campa cavallo che l’erba cresce recita un adagio popolare per significare che il cavallo puo’ stare tranquillo e non morira’ di fame. Nel caso dei piani operativi pero’ , non più modificabili, i rischi di condannare a morte i pazienti bisognosi di cure esiste e si moltiplica giorno per giorno dopo la chiusura dei reparti nei tre ospedali principali di Campobasso, Isernia e Termoli e dopo la chiusura pressoché totale dei nosocomio minori di Agnone; Venafro e Larino. La geniale idea di trasformare in legge dello Stato, voluta dal PD di Fanelli e dal Presidente della Regione Paolo Frattura, risponde anche alla logica tutta politica con un occhio alle alleanze elettorali , di salvaguardare la centralita’ delle strutture private accreditate rispetto alla subalternità delle strutture pubbliche prevista dagli attuali piani operativi. Dunque soddisfatte totalmente le aspettative degli alleati di ferro e gestori della sanita’ privata ma Frattura e’ stato costretto ad incassare lo strappo di una parte del PD e di Roberto Ruta il quale non ha votato la fiducia e ha denunciato una mancanza totale di democrazia sia rispetto alla reintroduzione dei voucher sia per la trasformazione in legge dei piani operativi del Molise. Non e’ un mistero che il Senatore del pd non ha mai condiviso la riorganizzazione del sistema sanitario regionale per la preponderante presenza delle strutture private accreditate. Appare chiaro che lo strappo di Ruta si ripercuotera’ sugli equilibri politici locali e sulle alleanze in vista delle prossime regionali. Anzi i bene informati sostengono che nei prossimi giorni Ruta e i partiti della sinistra, compreso il neonato Mdp di Danilo Leva, usciranno allo scoperto e proporranno una larga alleanza e un candidato alternativo a Paolo Frattura. E’ da segnalare che anche sul fronte del centro destra le manovre sono in corso ma manca la quadratura del cerchio perche’ sono troppi i galli che vorrebbero cantare e candidarsi al vertice della Regione. Tornando alla manovrina e ai piani operativi e’ da segnalare che anche l’altro senatore del Molise, Ulisse Di Giacomo,  ha votato la fiducia uscendo dall’aula per protesta. Ulisse di Giacomo in commissione aveva proposto la pregiudiziale di incostituzionalità rilanciata in aula da Gaetano Quagliariello e votata anche da Roberto Ruta ma la proposta e’ stata bocciata prima dalla Commissione e poi dall’aula di Palazzo Madama. Entrambi i senatori della neonata Federazione della Liberta Quagliariello e Di Giacomo hanno preannunciato ricorso al Tar del Lazio per riproporre la questione di incostituzionalità sulla legge approvata e sull’insegnamento dei piani operativi del Molise. A tacere invece, almeno fino ad ora è tranne qualche scaramuccia sparata con i tric trac, sono gli inquilini di Palazzo D’aimmo completamente estromessi dal loro diritto dovere di programmazione sanitaria che resta di esclusiva competenza del Consiglio Regionale nonostante il regime di commissariamento in atto. Con l’approvazione della legge bavaglio sono state cancellate tutte le possibilità di confronto e di ricorsi al Tar, presentati con successo dai comitati, per cercare di modificare i piani operativi contestati con fermezza dai cittadini. Naturalmente gongola l’ispiratore della strana idea di inserire i piani sanitari in una legge dello Stato, ovvero il Presidente della Regione Paolo Frattura ma resta il paradosso antidemocratico di una norma che interessa tutti i molisani approvata dal Parlamento Italiano e non dal Consiglio Regionale. E’ questo un segno tangibile di come si possa calpestare la Democrazia, imbavagliare cittadini e comitati per favorire i gestori privati della sanita’ e salvaguardare gli inciuci politici per tentare di conservare le poltrone, il potere e gli affari.

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